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JUDO "via della cedevolezza"- si suddivide in:
NAGE WAZA > "tecniche di proiezione" KATAME WAZA > "tecniche di controllo e lotta a terra" ATE WAZA > "tecniche dei colpi" NAGE WAZA "tecniche di proiezione"
ASHI WAZA > "tecniche di gamba e piede" TACHI WAZA > "tecniche in piedi" KOSHI WAZA > "tecniche di anche" TE WAZA > "tecniche di braccia e spalla" MAE SUTEMI WAZA > "in avanti" SUTEMI WAZA > "tecniche di sacrificio" YOKO SUTEMI WAZA > "sul fianco" MAKIKOMI WAZA > "in avvolgimento" KATAME WAZA "tecniche di controllo e lotta a terra"
OSAE KOMI WAZA > "tecniche di immobilizzazione" KANSETSU WAZA > "tecniche di lussazione" SHIME WAZA > "tecniche di strangolamento" ATEMI WAZA "tecniche dei colpi"
YUBISAKI ATE > "la punta delle dita" UDE ATE > "tecniche dei colpi con gli arti superiori" KOBUSHI ATE > "il pugno" TEGATANA ATE > "il taglio della mano" HIJI ATE > "il gomito" HIZA GASHIRA ATE > "il ginocchio" ASHI ATE > "tecniche dei colpi con gli arti inferiori" SEKITO ATE > "l'avampiede" KAKATO ATE > "il tallone"
Principi fondamentali delle tecniche a terra OSAE KOMI WAZA "tecniche di immobilizzazione"
KESA > "immobilizzazione con l'uso di tre punti di appoggio" SHIHO > "immobilizzazione con l'uso di quattro punti di appoggio" SHIME WAZA"strangolamenti"
RESPIRATORI > "si ottengono provocando una compressione alla laringe o alla trachea" SANGUIGNI > "si ottengono ostruendo l'afflusso del sangue al cervello mediante la vena giugolare e l'arteria carotidea" NERVOSI > "si ottengono mediante compressione dei nervi vaghi e del seno carotideo, determinando l'abbassamento della pressione sanguigna" MISTI > "a questo gruppo appartengono tutti gli strangolamenti respiratori,sanguigni,nervosi ottenuti contemporaneamente" KANSETSU WAZA"leve articolari"
GARAMI "torsione" Si possono applicare soltanto al gomito e vengono eseguite mediante > HISHIGI "iperestensione"
Forme fondamentali di entrata
HIKI DASHI >>
MAWARI KOMI >>>
"girando verso destra e verso sinistra" "tecniche di contrattacco"
Principi dinamici delle tecniche di lancio Fase di una tecnica di proiezione
Tecniche di TE WAZA "braccia e spalle"
Tecniche di KOSHI WAZA "tecniche di anca"
Tecniche di ASHI WAZA "piede e gamba"
Tecniche di MA SUTEMI WAZA "tecniche di sacrificio in avanti"
Tecniche di YOKO SUTEMI WAZA "tecniche di sacrificio sul fianco"
Tecniche di MAKIKOMI WAZA "tecniche di sacrificio in avvolgimento"
Tecniche di HIKKOMI WAZA "tecniche per portare a terra"
Tecniche di OSAE KOMI WAZA "tecniche di immobilizzazione per lotta a terra" ![]() Hon Kesa Katame
Kuzure Ushiro Kesa Gatame
Tecniche di SHIME WAZA "strangolamenti"
Tecniche di KANSETSU WAZA "leve articolari"
NAGE NO KATA (le prime 3 serie) ![]() ![]() ![]() S T O R I A D E L J U D O Il Judo (via della cedevolezza dal giapponese ju = cedevole, gentile, ragionevole, efficace e do=cammino, via intesi in senso spirituale) è un tipo di lotta elaborato da Jigoro Kano fondendo i principi di varie scuole di ju- jitsu (arte gentile o della flessibilità): E una tecnica di combattimento senza armi, secondo alcuni derivata dalla Cina e comunque razionalizzata dai samurai giapponesi. Jigoro Kano fonda la sua scuola, il Kodokan (luogo dove si studia la Via) nel 1882: da allora il Judo si diffonde in ogni angolo del mondo. In poco più di un secolo milioni di persone conoscono ed apprezzano il “nuovo stile di lotta, che non è soltanto una micidiale arte di combattimento, ma una forma educativa del corpo e dello spirito (Livio Toschi - a cui vanno attribuite, salvo indicazione contraria, tutte le citazioni virgolettate). Circa settanta anni dopo la sua ideazione, il Judo viene accolto nel grande consesso olimpico (1964 a Tokio sperimentalmente e dal 1972 in via definitiva). E’ la consacrazione di una vera filosofia di vita, che esalta “la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti per lo più circolari e rivolgere quindi contro di lui la sua stessa forza”. In Italia il Judo giunge per canali insoliti: i primi praticanti in assoluto della cosiddetta “lotta giapponese” sono i marinai del Marco Polo, e successivamente dell’Incrociatore Vesuvio, che nel 1906 prestano servizio nel Mar della Cina. Il primo italiano abilitato all’insegnamento del ju jitsu (poi Judo) è il timoniere Luigi Moscardelli; fra i suoi allievi si distingue il cannoniere scelto Carlo Oletti. Proprio a lui verrà affidata nel 1921 la cattedra di judo presso la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, da cui venne irradiata la cultura judoistica nel nostro Paese: si può affermare che non esiste Maestro italiano di judo che, alla lontana, non sia in definitiva discepolo di Oletti. E proprio ai Maestri, ed al lavoro da loro svolto nelle società, si deve la travolgente diffusione di questo sport, che riscuote successo non solo per l’indiscusso fascino dei principi filosofici ed orientali a cui si ispira, ma soprattutto per i suoi elevati contenuti educativi e formativi. Sull’argomento si espresse con estrema chiarezza lo stesso Jigoro Kano, constatando con soddisfazione come parecchi dei suoi allievi occupassero posti di responsabilità in campo politico e nell’impegno sociale. ”Il loro lavoro è gravoso – affermò nel suo articolo “Yuko-no-katsudo” del febbraio 1922 – ma sono certo che, grazie all’esercizio del Judo essi sono in grado di spingersi oltre laddove altri rinunciano perché sopraffatti dalla fatica fisica e mentale. Come pure nel lavoro dipendente, di fronte a un dovere urgente, chi è allenato col judo difficilmente rimanda all’indomani, perché con l’allenamento si acquista la forza di sopportare tutte le incombenze…limitandoci a queste banali riflessioni, comprendiamo quanto sia importante e utile l’apporto della nostra disciplina alla società”. Per questo motivo, continua il Fondatore, bisogna ricordare soprattutto “ che il Judo è una disciplina utile ed efficace tanto per l'educazione fisica quanto per l’addestramento morale e intellettuale. Ogni insegnante deve concepire l’addestramento sotto forma di educazione. Per quanto riguarda il fisico occorre uno studio accurato ed approfondito di materie basilari, come fisiologia, igiene e patologia, tenendo presente l’età, le caratteristiche fisiche ed il livello d’istruzione della persona per adattare la pratica al livello di apprendimento (…) egualmente nel campo intellettuale ogni occasione è buona per allenare la mente attraverso l’osservazione, l’immaginazione, il discernimento e la pratica quotidiana”. L'aspetto agonistico del Judo viene man mano evidenziato e stimolato dall’introduzione di varie competizioni nazionali ed internazionali. Per quanto ci riguarda più da vicino va ricordato che i primi campionati italiani vengono disputati a Roma nel 1924; i primi campionati europei nel 1951 a Parigi (unico italiano in gara Elio Volpi) e la prima rassegna iridata nel 1956 a Tokio in unica categoria (la prima partecipazione italiana si ha nel 1961 a Parigi con Tempesta, Venturelli e Zanchetta). Citando Nicola Tempesta si entra nella vera storia del nostro Judo agonistico. La carriera di questo grandissimo judoka napoletano purtroppo si sviluppa e tocca i vertici quando le Olimpiadi non esistono ed i Campionati Mondiali non hanno ancora assunto precisa fisionomia e cadenza regolare. E’ campione europeo nel 1957 e nel 1961; si aggiudica anche sei medaglie d’argento e cinque di bronzo fra individuali ed a squadre. Per cinque volte è tricolore delle cinture nere. In campo olimpico l'Italia del Judo si colloca nel medagliere nel 1976. Ai Giochi di Montreal vince la medaglia di bronzo Felice Mariani: ha 22 anni, si presenta in Canada con il titolo europeo juniores conquistato nel 1974 e con il bronzo mondiale del 1975. Sono gli inizi di una folgorante carriera che lo vede tre volte campione d’Europa (con un argento) ed altre due volte sul podio mondiale. Tesserato per il Gruppo sportivo della Guardia di Finanza, non può partecipare ai Giochi Olimpici di Mosca del 1980 a causa del boicottaggio perdendo una grande occasione. Attualmente è direttore tecnico delle Fiamme Gialle ed Allenatore della Squadra nazionale. In quelle stesse Olimpiadi comincia a brillare la stella di Ezio Gamba. E’ lui che porta la prima medaglia d’oro olimpica al nostro Judo; anche ai successivi Giochi di Los Angeles (1984) è assoluto protagonista conquistando una medaglia d’argento. Nella successiva competizione Olimpica (Seul 1988) il Judo azzurro conquista la sua prima medaglia al femminile: in un torneo inizialmente dimostrativo, Alessandra Giungi è medaglia di bronzo. E le donne iniziano così una serie senza interruzioni: Emanuela Pierantozzi argento a Barcellona 1992 e bronzo a Sydney 2000; Ylenia Scapin bronzo ad Atlanta 1996 ed a Sydney 2000; Lucia Morico bronzo ad Atene 2004; impresa straordinaria di Giulia Quintavalle oro a Pechino 2008. Gli uomini non stanno a guardare: Girolamo Giovinazzo realizza un’accoppiata olimpica con un argento ad Atlanta ed un bronzo a Sydney, mentre Giuseppe Maddaloni nei Giochi del 2000 dona al Judo italiano la seconda medaglia d’oro. Il positivo momento del Judo italiano prosegue. Fra l’altro, la squadra maschile vince il titolo europeo nel 2001 mentre nel 2002 il team nazionale torna dai Campionati Europei di Maribor con sette medaglie tra cui il titolo di Cinzia Cavazzuti e l’argento di Lucia Morico. Lucia Morico è campionesssa continentale nel 2003 (con Pina Macrì medaglia d’argento e la coppia Scapin-Bianchessi medaglia di bronzo), imitata nel 2004 da Francesco Lepre. Sul podio degli ultimi campionati europei ancora Ylenia Scapin e Roberto Meloni, argento nel 2005 e bronzo nel 2006, mentre ai Mondiali del 2005 al Cairo Francesco Bruyere vince un argento di altissima quotazione. Il 2006 è l’anno del grande ritorno di Pino Maddaloni ai vertici assoluti, con la conquista a Tampere della medaglia d'argento. Nel Judo le classi di età sono le seguenti: i cadetti hanno 15, 16 anni; gli juniores 17,18 e 19 anni; i seniores da 20 a 35 anni. Le categorie di peso sono, per i seniores maschi, chilogrammi 60; 66; 73; 81; 90; 100 ed oltre 100; per le femmine di chilogrammi 48; 52; 57; 63; 70; 78 ed oltre 78
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